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La base NATO-USA di Suda è catalizzatore di guerra


 
26/10/2012
 
Il 24/10 si è tenuto un'incontro del Comitato regionale del KKE a Chania, Creta, a pochi chilometri di distanza dalla base USA-NATO di Suda sul tema: "Gli sviluppi in Siria e il Medio Oriente, il ruolo della base di Suda e le posizioni del KKE". Elisseos Vagenas, membro del CC e responsabile della Sezione Esteri del KKE, ha pronunciato un discorso, di cui pubblichiamo alcuni estratti.
 
Noi comunisti consideriamo la lotta di classe come forza motrice di ogni progresso sociale! Non dobbiamo dimenticare che la lotta di classe deve essere considerata tuttavia in modo globale, comprendendovi quindi le questioni di politica estera e gli sviluppi internazionali, questioni queste che sono direttamente connesse con gli sviluppi all'interno di ogni paese.
 
Le nostre organizzazioni di partito devono tenere in considerazione gli sviluppi e i rapporti internazionali, quali elemento necessario e stabile del loro lavoro ideologico-politico e l'attività di massa. Il tempestivo incontro odierno del Comitato regionale di Chania deve rispondere a questo compito, così come la nostra attività nei giorni a venire, illuminando e chiarendo gli sviluppi per il popolo e per organizzare la loro lotta.
 
Naturalmente, il nostro lavoro non è affatto facile, come scrisse V.I. Lenin, il leader della Rivoluzione d'Ottobre, di cui tra pochi giorni celebreremo il 95° anniversario, il 7 novembre: "L'ignoranza delle masse popolari nel campo della politica estera è assai più diffusa che nel campo della politica interna... L'inganno delle masse popolari è magistralmente elaborato per quanto riguarda gli «affari» della politica estera... Milioni di copie di giornali borghesi diffondono dappertutto il veleno dell'inganno". (1)
 
Oggi gli sforzi per rendere il popolo ignorante sono diventati ancor più scientifici di quanto non lo fossero 95 anni fa, quando Lenin scrisse queste parole. Oggi, il volume delle informazioni e il "lavaggio del cervello" ideologico-politico è diventato pervasivo, grazie al cinema, alla televisione e a internet. La pianificazione e la condotta delle guerre imperialiste non comprendono solo l'aspetto militare, l'aspetto puramente "operativo", come dicono i militari, ma altri aspetti, tra cui l'aspetto della preparazione politico-psicologica del popolo alla partecipazione del paese alla guerra imperialista. Vecchi "strumenti", come l'invocazione della "patria" e i suoi "interessi" sono utilizzati per convincere il popolo della necessità di sostenere una guerra, accanto a nuovi strumenti. Tra quelli più recenti:
 
- la necessità di "fermare la pulizia etnica" oppure i presunti "motivi umanitari": questo è quello che ci hanno detto nella guerra contro la Jugoslavia;
 
- "Contro il terrorismo" e per "garantire che le donne non indossino il velo": questo è quello che ci hanno detto nella guerra in Afghanistan;
 
-"Per impedire l'uso delle armi di distruzione di massa": nella guerra contro l'Iraq. L'allora ministro del PASOK, il signor Pangalos disse qualcosa di incredibile, ossia che dovevamo porci a fianco degli Stati Uniti, perché dopo l'occupazione militare dell'Iraq il prezzo della benzina sarebbe crollato nel cosiddetto "mondo occidentale". Ora, naturalmente, tutti sappiamo qual è la verità...
 
- O anche per "sostenere la primavera araba": ci hanno detto questo per quanto riguarda la Libia, e ora per quanto riguarda gli sviluppi sanguinosi in Siria.
 
Questi sono gli argomenti dei governi borghesi e dei media, del personale della NATO e dell'UE, che in gran parte vengono ripresi da diverse forze di "sinistra", per esempio dalle forze opportuniste, tra gli strati popolari.
 
Naturalmente sappiamo ora che gli imperialisti invocheranno nuovi e fantasiosi pretesti per gli interventi e le guerre negli anni a venire. Chiunque legga il "Nuovo Concetto Strategico della NATO", troverà diversi riferimenti a presunte "nuove" e "asimmetriche minacce", che ora possono essere usate come giustificazione per l'espansione delle attività della NATO, come ad esempio: gli attacchi informatici, la pirateria, il "terrorismo", la proliferazione di armi nucleari e missilistiche, la "sicurezza energetica", il cambiamento climatico, l'immigrazione, la carenza d'acqua, ecc…
 
Il nostro partito, sia nel caso delle guerre contro la Jugoslavia, l'Afghanistan e l'Iraq, nonché nella recente guerra contro la Libia e quella in preparazione contro Siria-Iran, ha rifiutato decisamente di accettare i pretesti degli imperialisti. Invitiamo i lavoratori a non farsi prendere all'amo dai pretesti usati dai parassiti e dai capitalisti per trascinarci in nuove guerre imperialiste. I comunisti, ogni coerente militante antimperialista, deve contribuire nel demolire le argomentazioni degli imperialisti e la paura che diffondono, contrastandone così i piani. Dobbiamo disvelare le vere cause della guerra.
 
Dovremmo chiederci se è mai possibile che i monarchi, i principi di Arabia Saudita e i vari emiri si prendano a cuore i diritti democratici dei siriani!? Se è mai possibile che gli imperialisti americani ed europei, che hanno massacrato così tanti popoli, agognino il presunto "ripristino della democrazia" in Siria!? Se è mai possibile che la leadership turca, che da 40 anni occupa il 40% del territorio di uno Stato indipendente membro delle Nazioni Unite, Cipro, desideri la prosperità e la pace del popolo siriano!?
 
Gli sviluppi nel sud-est del Mediterraneo sono profondi, esplosivi e stanno generando una situazione molto pericolosa con conseguenze enormi per la vita dei lavoratori, ponendo sistematicamente e insistentemente la relazione tra capitalismo-crisi-guerra.
 
Sugli sviluppi in Siria
 
Naturalmente, gli eventi che si svolgono in Siria hanno le loro radici all'interno dello stesso paese, nei problemi economici, sociali e politici che la classe operaia e gli altri strati popolari stanno vivendo. Questi problemi si sono acuiti in questi ultimi anni a causa delle politiche di privatizzazione, di riduzione dei diritti e dei redditi della classe operaia e degli strati popolari, a tutto beneficio degli interessi della classe borghese e nazionale che aspira all'integrazione nel mercato capitalista internazionale.
 
Tuttavia, vi è stato un tentativo quasi simultaneo di un intervento imperialista negli affari interni della Siria da parte di Stati Uniti, UE, NATO, Israele, Turchia, Qatar, Arabia Saudita.
 
E' stato evidente fin da subito che gli Stati Uniti, l'Unione europea e Israele erano interessati alla destabilizzazione e all'indebolimento del regime siriano borghese, che si oppone alle posizioni e ai piani imperialisti nella regione ed è un alleato delle forze in Palestina, Libano, ecc, in conflitto con gli Stati Uniti, la NATO e Israele. Non dobbiamo dimenticare che oggi parte del territorio siriano è sotto occupazione straniera (israeliana).
 
L'indebolimento di questo regime o anche il suo rovesciamento è collegato agli sforzi degli Stati Uniti e dell'Unione europea di contrastare le economie capitalistiche emergenti, Cina e Russia, che mantengono stretti rapporti con l'Iran e la Siria. In ogni caso non è casuale che questi due paesi abbiano già posto il veto 3 volte all'intervento militare contro la Siria nelle Nazioni Unite. Tale intervento potrebbe incoraggiare i piani imperialisti di attaccare l'Iran, con il pretesto del suo programma nucleare. Potrebbe anche condurre a un nuovo smembramento degli stati della regione, con un sanguinario effetto domino di destabilizzazione, cosa che porterà nuove guerre e interventi imperialisti.
 
In queste condizioni il nostro partito si concentra sull'elemento più importante, che in questo momento è la guerra imperialista e analoghi interventi nella regione, proprio con la partecipazione della Grecia. La nostra opposizione all'intervento imperialista in atto in Siria o contro un attacco analogo contro l'Iran non significa rinunciare a un atteggiamento critico del nostro partito verso i regimi borghesi di questi paesi. Gli sviluppi in Siria è questione che riguarda il suo popolo: ad esso la responsabilità di decidere il corso del proprio paese.
 
Le intenzioni degli imperialisti in generale
 
Questi sviluppi sono legati ai riallineamenti complessivi nella regione, connessi al piano imperialista per il "Nuovo Medio Oriente", ai cambiamenti che stanno avvenendo nel Nord Africa e in Medio Oriente, al tentativo di riorganizzare il sistema borghese per adeguarsi alle esigenze attuali della redditività capitalista (...)
 
Questa situazione si svolge in condizioni di profonda crisi del capitalismo, causata dalla sovraccumulazione di capitale alla ricerca di sbocchi. Si caratterizza per l'acuirsi delle contraddizioni interimperialiste, che si intensificano in condizioni di crisi del capitalismo, per il controllo delle risorse naturali e delle vie energetiche e potrebbe condurre a conflitti militari generalizzati, proseguendo le guerre imperialiste lanciate nel recente passato da parte degli USA-NATO-UE contro Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e Libia (...)
 
Il conflitto potrebbe "abbracciare" l'intera regione, in modo più o meno esteso (Mediterraneo orientale, Medio Oriente, Nord Africa, Golfo Persico, Balcani e Mar Caspio).
 
Inoltre, è ben noto che la situazione di una guerra imperialista è utilizzata per attenuare le conseguenze della crisi del capitalismo mondiale e per incanalare i capitali in conflitti militari.
 
Il ruolo di Suda
 
Le basi militari della NATO in Grecia, Turchia, così come quelle in Medio Oriente, giocano un ruolo significativo negli sviluppi che si dispiegano nei "piani operativi".
 
Queste basi servono da trampolino di lancio per gli attacchi nella fase di attività, ma in generale (prima, durante e dopo gli attacchi) sono utilizzate per la fornitura, lo stazionamento e il sostegno delle operazioni militari.
 
Senza le basi, le operazioni degli imperialisti dovrebbero fronteggiare grandi difficoltà, compromettendone il risultato. Gli imperialisti statunitensi dovrebbero pensarci due o anche tre volte prima di lanciare i loro assalti, se dovessero contare solo sui loro aerei, i loro bombardieri strategici, costretti a volare per molte ore se non avessero la base di Suda e le altre basi nella regione del Medio Oriente.
 
Non è un caso che l'Iran, che in questa fase supporta la Siria, abbia dichiarato che un attacco contro la Siria equivarrebbe a un attacco contro l'Iran e che in questa evenienza l'Iran attaccherebbe le basi americane nella regione. Il fuoco acceso dagli imperialisti nella regione si diffonderebbe con gravi conseguenze per la Grecia e Creta, dato il coinvolgimento del governo greco, formato da PASOK-ND-Sinistra democratica.
 
La distanza tra la base di Suda e l'Iran è di 2.000 chilometri (2.500 da Teheran). La gittata dei missili iraniani "Sejiil" è di 2.500 chilometri. Chiediamo: il popolo di Creta merita di vivere sotto questa minaccia concreta per gli interessi dei monopoli americani ed europei?
 
Suda non attrae affatto il commercio con l'estero, come alcuni sostengono in modo distorto. E' invece un catalizzatore per la guerra, la miseria, la distruzione, lo spargimento di sangue che inevitabilmente si verificherà se il nostro popolo e il popolo della regione non si solleva.
 
No alla paura e alle menzogne di sottomissione!
 
In previsione di questi pericolosi eventi, il KKE sottolinea la necessità di lottare contro il coinvolgimento della Grecia nella nuova guerra imperialista.
 
Sappiamo che da mesi sono state concentrate forze a Suda. Vediamo che negli ultimi anni, nonostante le proteste del KKE e delle organizzazioni di massa, la Grecia è costantemente impegnata in esercitazioni militari con Israele. Solo questa settimana 10 aerei F16 israeliani hanno partecipato a una simulazione di attacco alle strutture nucleari dell'Iran nella regione della Tessaglia.
 
Alla luce di questi sviluppi, i lavoratori non devono stare con le mani in mano! Si devono mobilitare! Devono esigere:
 
che la base militare di Suda chiuda immediatamente e in generale che lo spazio aereo, terrestre e marittimo del nostro paese non siano utilizzati per la nuova guerra; che le esercitazioni militari e in generale la cooperazione militare con Israele vengano interrotte; che non siano rispettati i cosiddetti "obblighi contrattuali" nel quadro della NATO. Allo stesso tempo, deve essere rafforzata la lotta per il disimpegno da questa pericolosa organizzazione.
 
L'"alternativa di sinistra" e la guerra
 
Sappiamo che quando il KKE critica SYRIZA, i suoi militanti ci accusano immediatamente di animosità e parzialità. Così desideriamo essere il più obiettivi possibile. Si considerino i seguenti fatti:
 
E' vero che alla vigilia delle elezioni di giugno il signor Tsipras ha incontrato gli ambasciatori e i diplomatici dei 20 paesi capitalistici più forti? Sì, lo è. Che cosa è stato discusso nell'occasione?
 
L'incontro del Presidente SYRIZA con gli ambasciatori dei paesi del G20 ci rammenta il passato recente, in particolare ci ricorda l'ex primo ministro Giorgos Papandreou, scomparso senza lasciare traccia nelle ultime settimane. Ugualmente gli slogan riguardo "una nuova politica estera pacifica, attiva e multilaterale", gli stessi riferimenti alle "iniziative internazionali per la democratizzazione del sistema nelle relazioni internazionali" e la necessità di "aggiornare il ruolo delle Nazioni Unite". Nel contempo, non si parla di NATO. Le labbra sono cucite! La NATO, che si è riunita di recente a Chicago e ha preso nuove decisioni pericolose per l'espansione della sua attività, per la repressione di ogni forza, di ogni popolo che tenti di prendere il controllo del proprio futuro. Il silenzio di Tsipras rispetto la continua ingerenza contro la Siria è sorprendente. Nessun accenno, come se i piani per un intervento militare nella regione non fossero in corso di elaborazione. Come se l'uso della base americana di Suda non facesse parte dei piani riguardanti questo intervento, e in generale l'uso generale dei porti, dello spazio aereo e marittimo del nostro paese. (...)
 
SYRIZA con la sua proposta di governo non fornisce alcuna via d'uscita, alcuna soluzione alle questioni della pace e della sicurezza!
 
L'esperienza internazionale dimostra che le forze della cosiddetta "sinistra", hanno partecipato attivamente alle guerre imperialiste. Di sinistra erano i governi di Francia e Italia durante il bombardamento della Jugoslavia da parte della NATO. Questi paesi hanno partecipato attivamente e nei loro esecutivi c'erano anche dei partiti comunisti, che oggi partecipano con SYRIZA nella formazione opportunista europea denominata "Partito della Sinistra europea".
 
L'UE e il.... Premio Nobel per la pace!
 
Pochi giorni fa all'Unione europea è stato assegnato il "Nobel per la pace". Migliaia di lavoratori in tutto il mondo hanno provato disgusto per questa decisione. Il nostro partito ha osservato che "questa assegnazione del premio costituisce un orrore e un'infamia per coloro che sono già stati insigniti o che lo saranno in futuro" rammentando al popolo il ruolo dell'UE nelle guerre contro la Jugoslavia e in quelle più recenti.
 
Qual è la posizione di SYRIZA in proposito? Che all'Unione europea non avrebbe dovuto essere assegnato il premio perché "era completamente assente dai fronti caldi di tensione nel mondo". Che cosa chiede SYRIZA? Che l'Unione europea diventi una "potenza globale" (...) "per dimostrare che merita questo premio!"
 
Stiamo parlando dell'UE, costituita fin dall'inizio come "Comunità europea del carbone e dell'acciaio" (nel 1951) e come Comunità economica europea (CEE) (nel 1957), per servire gli interessi del grande capitale! Per rendere lo sfruttamento dei lavoratori negli stati membri nell'Unione europea più efficace e per rendere i monopoli europei capaci di competere con i monopoli delle altre potenze. L'Unione europea è una costruzione reazionaria, un predatore, un "lupo" e SYRIZA chiede al lupo di indossare gli abiti dell'agnello!
 
E' possibile che l'UE, che con le sue direttive e le sue decisioni ha massacrato i diritti dei lavoratori, abbattuto gli stipendi e le pensioni, ha distrutto e continua a distruggere gli strati inferiori e medi urbani e rurali, che ha portato la disoccupazione a 1,5 milioni di persone, annullato le prospettive di futuro della stragrande maggioranza dei giovani, segua una politica estera pacifica?
 
Lenin scrisse: "Non c'é idea più errata e nociva che quella di separare la politica estera dalla politica interna. E proprio in tempo di guerra tale estremo errore appare ancor più grave. Ma la borghesia fa il possibile e l'impossibile per inculcare e alimentare quest'idea". (1) Aggiungiamo che per questo obiettivo qui in Grecia, la borghesia utilizza gli opportunisti di SYRIZA e in Europa il cosiddetto "Partito della Sinistra Europea".
 
Il KKE si rivolge alla classe operaia del paese, ai popoli della nostra regione e sottolinea che i loro interessi si sovrappongono alla comune lotta antimperialista e antimonopolista, per il disimpegno dalle organizzazioni imperialiste, lo smantellamento delle basi militari estere e delle armi nucleari, il ritorno a casa delle forze militari in missioni imperialiste, la manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese, che vive la barbarie israeliana, e con tutti i popoli che stanno lottando e stanno cercando di tracciare il proprio indipendente percorso di sviluppo. La lotta per questi obiettivi oggi non può essere condotta separatamente dalla lotta per il potere.
 
1. V.I. Lenin, La politica estera della Rivoluzione russa, Opere Complete, vol. 25, pg. 77-78
 

Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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